Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di webmaster (del 07/05/2008 @ 17:33:11, in ART, linkato 2742 volte)

Apreciados señores, soy una fan de Barcelona (España) que sigue las andaduras de Angelo Branduardi desde el año 1997. Aunque Branduardi no viene nunca a España (es una lástima), esperamos que algún dia se decida a venir por aquí para que podamos disfrutar de uno de sus estupendos conciertos. Me gustaría demostrar mi admiración por el Maestro ofreciendole mi inspiración branduardiana con mucho amor y estima. Me haría mucha ilusión poderla ver publicada en su sitio. Muchas gracias.
 
Gentile signori, sono una fan di Barcelona (Spagna) che segue il percorso musicale di Branduardi fin dal 1997. Siccome Branduardi non viene mai in Spagna (peccato!), speriamo che in un futuro prossimo Branduardi ci diletti con un suo splendido concerto. Mi piacerebbe dimostrare la mia ammirazione al Maestro offrendogli la mia ispirazione branduardiana, con tutto il mio cuore ed stima. Mi farebbe molto piacere se la mia ispirazione fosse pubblicata dal vostro sito. Mille grazie e saluti dalla ESPAÑA.
 
Anna

 

 

 


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Di webmaster (del 07/05/2008 @ 17:16:23, in ITALIANO, linkato 1020 volte)

Mi chiamo Vincenzo e abito a Rieti.
La mia grande passione musicale si chiama ANGELO BRANDUARDI, le sue canzoni mi hanno ispirato questo racconto.
Sono anche il fondatore di un fans club a lui dedicato:
www.locandadelmalandrino.it e della relativa mailinglist: http://it.groups.yahoo.com/group/Locanda_del_Malandrino/
Sarebbe per me un grande onore veder pubblicato il racconto, e questa presentazione, nello spazio ospiti del sito ufficiale.
Grazie!
Vincenzo Scossa

IL VIANDANTE

“…TANTI ANNI FA  incontrai un viandante, veniva da molto
lontano, probabilmente dALLA FIERA DELL’EST, era vecchio e
camminava molto LENTAMENTE. Mi raccontò che durante quel
lungo viaggio aveva assistito ad eventi incredibili,
come  la NASCITA DI UN LAGO, era molto stanco e allora
ci sedemmo a riposare SOTTO IL TIGLIO. In gioventù era stato
IL POETA DI CORTE di un valoroso nobile, IL SIGNORE DI
BAUX. Al castello era stimato e benvoluto da tutti, ma
un giorno  fu accusato, ingiustamente, di essere lui IL
LADRO, che aveva rubato IL LIBRO segreto.Giurò  la sua
innocenza ma non venne creduto e fu cacciato. Si
mise allora a girovagare  CERCANDO L’ORO, arrivò quasi AI
CONFINI DELL’ASIA. Visitò luoghi meravigliosi ma
anche molto strani, per esempio navigò un fiume su BARCHE
DI CARTA, un’altra volta fu colpito da un sonno
profondo, scoprì solo in seguito di esser giunto sulLA
COLLINA DEL SONNO. Il tempo passava, ma io ero come
ipnotizzato dai suoi racconti, non avevo nessuna
intenzione di lasciarlo andare, LA LUNA intanto aveva fatto
capolino in UN ANGOLO DI CIELO. Udimmo  in lontananza
il canto sinistro di un uccello NOTTURNO, si trattava de IL
GUFO E IL PAVONE. Aveva  appena ripreso il suo
straordinario racconto, quando da una radura arrivò
una MUSICA meravigliosa, ci precipitammo a vedere chi
ne fosse l’artefice, il mio misterioso compagno
lo riconobbe subito.... è  IL VIOLINISTA DI DOONEY!!!!
esclamò, lui gira per paesi e città, portando gioia e
allegria.

Purtroppo quella musica non richiamò
soltanto la nostra attenzione, ma anche quella delLA
STREGA…bbbrrr che paura, aveva un aspetto tetro
sembrava quasi LA BELLA DAMA SENZA PIETA , si tolse le
sue scarpe appuntite ed iniziò un travolgente BALLO IN FA DIESIS
MINORE,  in quella occasione il suo cavaliere era
L’APPRENDISTA STREGONE...
L’AMICO della strega aveva in testa IL CAPPELLO A SONAGLI.
PIANO PIANO,impauriti, indietreggiammo facendo ritorno
alla radura. Il mio amico raccontò ancora di
quella volta che giunse a INNISFREE, L’ISOLA SUL LAGO,
quel posto era abitato da uomini molto piccoli di statura, e così lui
fu scambiato per il gigante GULLIVER, lo fecero
prigioniero legandolo alle mani e ai piedi.
Fu liberato dopo qualche giorno da alcuni UOMINI DI PASSAGGIO.
Era quasi l’alba, faceva molto freddo nel bosco, io cominciavo
ad avere una certa FAME DI SOLE, inoltre il sonno si
stava impossessando dei miei occhi, il mio amico capì
che era giunto il momento di andare, ma PRIMA DI
RIPARTIRE mi sussurrò all’orecchio una dolce NINNA
NANNA…”

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Di webmaster (del 22/04/2008 @ 09:46:18, in Songs, linkato 1107 volte)

Buona sera Maestro,

Le invio se Vorrà ascoltare,  il lavoro di un gruppo amatoriale che ama la musica ed il teatro.
Giovani e meno giovani della maremma Toscana, precisamente del comune di Gavorrano, hanno rappresentato uno spettacolo di poesie e musica intitolato    " La Virgola".

Dallo spettacolo...
la vita di un uomo...è presto detta nacque VIRGOLA morì ....e la virgola è la vita

Senza scendere troppo nel particolare perchè ci sarebbero troppe cose da raccontare, abbiamo tutti lavorato molto divertendoci insieme e Le confessiamo che ogni volta che ascoltiamo alcune canzoni dello spettacolo, le immaginiamo cantate e suonate  da Lei , il Grande Maestro.
Senza rubarLe altro tempo prezioso, il gruppo di attori, musicisti e poeti della Maremma Le chiede di ascoltarLe con la speranza di regalarLe un sorriso e una bella ispirazione .

Con profonda stima.

Monica Gemignani
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Di webmaster (del 08/04/2008 @ 12:05:15, in Video, linkato 1187 volte)

"L'apprendista stregone" di Angelo Branduardi e Giorgio Faletti. Dobbiamo ancora completarlo (infatti manca il ritornello), ma ci stiamo lavorando.
Ci ispiriamo alle versione rock suonata da Andrea Braido...

BASE ALPHA:
batteria: Sandro Venneri
chitarra elettrica: Daniel Bungaro
chitarra acustica: Pierpaolo Musio
basso: Alessandro Frascella
chitarra e voce: Francesco Ruggieri

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Di webmaster (del 03/04/2008 @ 21:15:17, in ART, linkato 954 volte)

Sono Delya Dattilo, un'artista ventisettenne.
Sarei felice se il Maestro prendesse visione di queste immagini come omaggio virtuale, ma soprattutto mi preme fargli sapere che la sua opera musicale mi ha accompagnato nel cammino dell'arte figurativa, rendendo possibile attraverso una strana sinergia la creazione delle mie modeste opere. Sono tutte senta titolo e la tecnica utilizzata è l'acrilico su tela.
Con affetto
Delya - Cosenza

Opera di Delya Dattilo

Opera di Delya Dattilo

Opera di Delya Dattilo

 

 

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Di webmaster (del 10/03/2008 @ 20:05:55, in ITALIANO, linkato 784 volte)
Caro Angelo,
siamo dei bambini delle  classi 5A e 5B della scuola primaria “Mario Chiereghin” di Chioggia (VE) chiamata “la piccola Venezia”.
Grazie alle nostre brave insegnanti abbiamo potuto conoscere ed apprezzare la tua musica diversa da quella a cui siamo abituati; i tuoi testi sono come delle poesie che ci hanno fatto riflettere sulle tematiche della vita.
Dovendo partecipare ad un concorso grafico-pittorico ci siamo ispirati alla tua canzone
“La Luna” da cui abbiamo ricavato due testi che poi abbiamo illustrato e realizzato un libro.
Volevamo metterti a conoscenza di questa nostra attività che ci è molto piaciuta e ci ha entusiasmati.
Speriamo che ti faccia piacere ricevere in allegato i nostri testi affinchè tu li possa leggere ed esprimere il tuo parere.
Ciao dai tuoi piccoli FANS

 

LA LUNA ”  

Nello spazio viveva la signora Luna. Aveva un volto enorme, rotondo, dal colore rosso come il fuoco. I suoi occhi erano grandi, tondi, con le pupille azzurre; un piccolo nasino all’insù addolciva il suo faccione. Un leggero fascio di luce coronava il suo volto.   

 

In una notte stellata di Primavera, calma e fredda, la signora Luna si stancò di guardare il mondo da lassù e di chiacchierare con i suoi compagni pianeti, decise allora di andarsene. Pensò di esplorare  un pianeta che dall’alto sembrava meraviglioso: era la Terra. In particolar modo voleva scoprire cosa fosse quell’immensa distesa blu, che appariva come un cielo sottostante mosso da chissà che cosa. Chiese allora ad una stella cometa di accompagnarla nel suo lungo viaggio esplorativo, perché è risaputo che questo genere di stelle hanno molta esperienza in questo campo!

La stella cometa era brillante, dorata e la sua lunga coda, quando correva nello spazio, emanava una luce accecante.

Prima di partire la Luna velò il suo volto con una nuvola e fino in fondo al cielo camminò. La Luna e la cometa attraversarono pianeti variopinti, candide e soffici nuvole, finchè atterrarono sopra una grande distesa blu.

La Luna si stupì, perché appena la toccò si sentì sprofondare. Non credeva ai suoi occhi, si aprì davanti a lei un mondo fantastico, molto colorato, ovattato. Lei si sentì completamente bagnata e avvertì una sensazione di freddo. Non si perse d’animo ed iniziò a camminare sul fondale…Ed ecco i suoi occhi avvistarono qualcosa di molto familiare, qualcosa che assomigliava ad una stella. La Luna la osservò bene e si accorse che non splendeva come le sue amiche, aveva un colore strano e si muoveva in modo sinuoso. Nel frattempo un granchietto curioso pizzicò la Luna che, impaurita e dolorante, indietreggiò velocemente. Proprio in quell’istante passava da quelle parti uno squalo enorme, grigio con delle striature nere, la Luna lo urtò e il pesce, indispettito aprì la sua bocca enorme mostrando i denti aguzzi. Spaventatissima, la bella signora salì velocemente in superficie e urtò contro lo scafo di una barca. Una volta emersa dalle acque, la Luna ritornò ad illuminare la Terra sorprendendo l’equipaggio.

Infreddolita e piangente, la bella signora ritornò nel suo mondo e capì che “affrontare il mondo a piedi nudi non si può e dall’alto a spiare lei restò”.  

 

 

  La Luna ” 

Testo realizzato dagli alunni della classe VA

 


 

LA LUNA

La Luna era una bellissima signora senza età, due enormi occhi argentati brillavano curiosi sul pallido volto; una splendente e folta chioma incorniciava il suo bel viso.  

In una limpida notte d’estate, stanca di stare lassù, decise di scendere sulla Terra, attirata da una enorme distesa bianca e trasparente. 

 

Decisa a conoscere la Terra da vicino, chiese aiuto alla Stella Cometa, “l’esperta viaggiatrice” che in passato aveva indicato la via per il luogo dove era nato un bambino speciale. Prima di intraprendere il viaggio si coprì il volto con una nuvola, per non farsi riconoscere. Se ne andò a spasso per la Via Lattea, osservò da vicino numerose costellazioni, salutò la Stella Polare e poi, avvicinandosi alla Terra, crebbe in lei l’emozione. Proseguì il suo cammino fino a raggiungere l’enorme distesa ghiacciata. Vi si specchiò, e fu sorpresa nell’intravedere l’immagine di una bella signora. Si avvicinò con l’intenzione di stringere amicizia, ma ahimè, appena toccò il ghiaccio, la lastra iniziò a sciogliersi e l’immagine scomparve. Si avvertì un forte boato ..., tutto intorno iniziò a crollare: le montagne di cristallo si sgretolarono, i ghiacciai perenni si sciolsero e lei, spaventata, si ritrovò sommersa nell’acqua gelida. Con tutte le sue forze cercò invano di risalire e mentre scivolava negli abissi, chiuse gli occhi rassegnata. 

 

Alcuni pinguini in fuga dalla catastrofe videro l’intera scena e, insieme, riuscirono ad afferrarla, riportandola in superficie.

Ad attenderla c’era la sua amica Cometa, che vedendola esanime, provò a riscaldarla con il suo corpo. Lentamente la Luna riprese conoscenza, e ringraziando quegli strani esseri dal becco adunco che l’avevano strappata da morte certa, partì.

Guidata dalla Stella Cometa, la Luna intraprese il viaggio di ritorno che la condusse al suo posto nell’Universo.

Dall’alto dei cieli lei continua ad osservare la Terra e ogni tanto un velo di nostalgia copre il suo volto.

 La Luna

Testo realizzato dagli alunni della classe VB.

 

 

Si ringrazia il cantautore Angelo Branduardi, che con la sua canzone La Luna ci ha “illuminati”, rendendo possibile la stesura di questo racconto.

 

  

 
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Di webmaster (del 09/03/2008 @ 13:57:42, in ITALIANO, linkato 929 volte)

...Dopo una serie di quasi "furiose" discussioni avute con la mia cara e "crudele" signora della posta elettronica, sono stato costretto a soccombere e ad inviare un testo che secondo Sua Signoria:" [dovrebbe essere] un bel lavoro e [potrebbe essere ]quasi una risposta al testo di Vecchioni  "La donna della sera" mirabilmente interpretata dal maestro"....

Alessandro.


IL MIO BELLISSIMO UOMO

Sento lento tra i denti
il respiro affannato.
Dei sogni agitati viaggiano  invano nelle stanze di anime:
fantasmi e ologrammi,
ghirigori e linee
illuse tra le favole deluse e avvizzite
da inconsulti  spasimi
desueti se non cogli
l’essenziale  giallo dei colori, calore del calmo sole virile
ma di questo maggio
che ha sapore del sale
di luglio e l’odore sudato d’estate assolata…
Steso tra bianche linee
di tela o di lino
il tuo corpo come un ricettacolo di alture e declini…
io non ho mai compreso
il senso del tuo allungarti
tra i cuscini fai posto al tuo destino?
Se mi sveglio e
ti guardo
noto la mia compiacenza di averti vicino:
un rifugio sicuro
se dormi e non parli,
un punto fermo nel mio cammino.
Si è troppo grandi
per vivere l’adolescenza
di un amore impudico e nutrirsi di alibi
per non soccombere
al logorio inevitabile delle passioni…
Il mio bellissimo uomo,
ho capito che amare è un invito
ad un lungo banchetto dove mangi la manna
di una compagnia certa e affabile
di silenzi e brontolii,
di calore asciutto che mi scalda l’anima
E ad ogni risveglio,
ti amo di più,
non tremo e se mi avvicino…
Riempio soltanto un vuoto che trascino da bambina.


A. SIMONETTI

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Di webmaster (del 04/03/2008 @ 09:47:12, in Video, linkato 1210 volte)

Luna, al KaraoKe canta "La pulce d'acqua" di Branduardi. Non sa leggere segue la musica e la colorazione delle lettere.

  

NB - Video inserito previa autorizzazione scritta di entrambi in genitori di Luna

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Di webmaster (del 04/03/2008 @ 09:19:10, in FRANÇAIS, linkato 1444 volte)

 j'ai monté cette histoire à partir d'une chanson de Angelo Branduardi et de thèmes traditionnels. J'espère qu'elle plaira à tous les fans francophones. J'espère aussi que Monsieur Branduardi acceptera cette histoire comme un hommage. Bien à vous, 
 
Tortequesne

Un musicien aimait la fille d’un riche seigneur de sa ville.

L’amour souffle où il veut, les plus sages arguments n’en viennent pas à bout, et la fille du seigneur aimait son joli musicien sans le sou.

Alors ils s’aimaient comme on s’aime quand un père jaloux interdit tout rapprochement malvenu : De loin, en cachette, sous cape. On se dit ses aveux dans un regard, on se fait confidence dans un sourire au coin d’une rue. Et chaque soir, la fille passait un long moment à son balcon, guettant la sérénade qui montait de la rue et faisait un émouvant discours.

Et chaque nuit donc, le musicien rentrait chez lui, en rêvant au frais minois de la belle tout en marchant dans les rues obscures.

Et l’une de ses nuits il entendit le bruit d’une bagarre. Glissant un œil au coin de la rue, il vit quatre malandrins en train de battre comme plâtre un vieil homme qui criait dans une langue inconnue.

Se rabattant derrière le mur, il contrefit sa voix pour imiter celle du sergent des gens d’armes de la ville :

« Hors ça ! En avant, prenez-moi cette canaille, en avant mes bons ! »

Sans demander leur reste, les brigands s’enfuirent, laissant le vieil homme à terre et marmonnant d’une voix coléreuse.

Le musicien vint l’aider à se relever tandis que l’homme continuait à pester et à jurer dans sa propre langue.

« Vous allez bien ? Ils ne vous ont pas trop gravement blessé ? »

« Ca va, ca va… Hélas, pauvre de moi ! Vous m’avez sûrement sauvé la vie ! Et selon les coutumes de mon pays, il faut récompenser toute bonne action à la hauteur de ce qu’on reçoit. Hélas ! Que vais-je donner contre ma propre vie ? »

« Ho, ne vous inquiétez pas, messire, je ne l’ai pas fait pour être récompensé. Considérez que je l’ai fait par amitié… »

A ces mots le vieillard poussa une longue plainte :

« AAaaaaiii ! Et vous m’offrez en plus votre amitié ! Je dois maintenant vous donner ce que j’ai de plus précieux ! Très bien, voici, j’ai à donner un secret. Le secret qui a fait de moi le médecin le plus réputé de la terre entière ! »

« Ho, vous devez avoir sauvé beaucoup de vies… »

« Pas plus qu’un autre médecin, animal ! Mais j’ai le secret qui permet de voir la Mort. Elle vient à l’aube et quand je la vois qui se tient près de la tête du lit de mon patient, je sais qu’il va mourir. Si par contre je ne l’y vois pas, je sais qu’il vivra une journée de plus. Et comme je ne me trompe jamais sur qui meurt et qui vit, on me prête un très grand savoir médical. Voilà, c’est ce que j’ai de plus précieux. Approche ton oreille et je t’apprendrai comment voir la Mort qui va invisible parmi les hommes. »

Et le médecin apprit au jeune homme son secret. Ils se séparèrent et le lendemain, le médecin rentra chez lui, dans son lointain pays.

C’était un don étrange et rare que celui de voir passer la Mort, mais qui ne changeait pas grand-chose à la vie du jeune homme. Elle se poursuivit de mélodies en lointaines roucoulades.

Et puis un jour la belle ne passa pas par la rue où le jeune homme avait l’habitude de l’apercevoir. Et ce soir là, elle ne vint pas sur son balcon pour écouter la sérénade de son soupirant.

Et le lendemain, il apprit qu’elle était tombée malade.

Le cœur troublé d’inquiétude, le jeune homme guetta plus intensément la maison du seigneur. Il vit de nombreux médecins entrer, et tous partir en hochant sombrement la tête.

Elle dépérissait, sa bien aimée, elle perdait ses forces.

Elle la rumeur se répandit qu’elle entrerait bientôt en agonie.

Ce jour là, le musicien se fit annoncer au seigneur, prétendant avoir le moyen de sauver sa fille. Désespéré, le père reçut le jeune homme.

« Tu dis pouvoir faire mieux que les meilleurs médecins du pays ? Alors dis moi, parles ! Je saurais te récompenser richement. »

« Messire, je vous promet que je peux la sauver mais vous devez me promettre de faire tout ce que je vous demande, quoi que ce soit.

« Je t’en donne ma parole.  Dis-moi ce qu’il faut faire. »

« Je veux » dit le jeune homme « que vous organisiez un grand bal, où seront invité tous les plus grands seigneurs de la ville. Et que la fête se passe ici même. »

Le seigneur entra dans une vive colère.

« Ma fille est en train de mourir et tu voudrais que je lève la jambe et que je fasse danser toute la cité ? Tu te moques de moi ? »

« Rappelez-vous votre promesse. Je vous promets en retour que je ne moque pas de vous. »

« Très bien, je ferai ce que tu demande. Mais je lierai ton sort à celui de ma fille. Si elle vit, tu vivras. Mais si elle meurt, j’aurai de toi une sombre vengeance »

« Si elle meurt, vous ne pourrez m’infliger de pire douleur que celles que je connaîtrai. »

Sur ces mots, on organisa le bal. Les nobles seigneurs furent invités à la hâte et, intrigués, à force d’appel et de flatteries, ils acceptèrent cette étrange invitation. Le musicien rassembla ses amis pour former un orchestre.

Et au soir venu, il se fit un bal aussi fastueux qu’il était possible. Les nobles seigneurs et les belles dames étaient venus vêtus de soie, brodés d’or, rivalisant de magnificence. On était bien gêné de savoir qu’à l’étage une jeune femme à peine sortie de son enfance, mais le musicien fit donner par ses amis une si belle musique qu’on s’oublia dans la danse.

Le jeune homme, lui, restait vigilant. Il guettait la pièce, usant de l’étonnant savoir que lui avait appris le médecin. Il guettait la Mort.

Et il l’aperçut, dans sa robe grise comme le terreau des cimetières, son visage souriant de ce sourire sinistre de qui est dépourvu de lèvres, dissimulé à demi sous un lourd capuchon d’ombre, sa faux sur l’épaule décharnée.

Elle passait et chacun s’écartait sans la voir. On frissonnait à son passage. La flamme des bougies se faisait plus froide, l’air paraissait glacé un instant. Mais personne d’autre que notre musicien ne la voyait passer, de son pas raide et solennel, traversant dans la salle du bal vers l’escalier qui la conduirait à l’étage, au chevet de la jeune fille.

Quand elle fut au centre la salle, le musicien fit cesser la musique et s’adressa à la foule.

« Nobles seigneurs et belles dames, puissants princes, gentilshommes et damoiselles, que vos jambes soient agiles et vos pieds légers ! Musiciens préparez vous à jouer comme jamais, car nous allons danser en l’honneur de la plus Puissante Dame de ce Monde. Allons sonneur, sonnez ! Danseurs, dansez ! »

Et les musiciens entamèrent sur un rythme lent et solennel une danse puissante et prenante, sur un air que nul n’avait entendu auparavant. Le temps d’en prendre le rythme et les danseurs dansèrent avec grâce.

Et la Mort qui savait bien que nulle autre qu’elle n’est la plus puissante dame de ce monde en fut flattée.. La nuit n’état pas encore finie, l’aube était loin, alors elle prit le temps d’assister à cet hommage. Elle suspendit sa marche pour observer la danse.

La musique dura longtemps, la danse tourna lentement, et s’acheva enfin.

La Mort reprit alors sa marche vers l’escalier.

Mais le musicien bondit sur ses pieds et cria :

« Gentils seigneurs et belles dames reprenez votre souffle et apprêtez vous à danser encore, car nous allons danser en l’honneur de la Maîtresse des Hommes, celle devant qui tous s’inclinent et s’inclineront ! Sonneurs, sonnez ! Danseurs, dansez ! »

Et le même air reprit, plus rapide, plus trépidant, et pourtant aussi puissant et majestueux. Plus peut-être. Elle résonna dans les hautes voutes de la salle et les danseurs dansèrent, tourbillonnant au rythme endiablé des musicien.

 Et la Mort, qui savait bien qui était la Maîtresse des hommes, devant qui tous s’inclinent un jour, s’arrêta à nouveau pour regarder la danse et malgré son capuchon immobile et les plis lourds de sa robe de suaires déchirés qui dissimulaient entièrement sa silhouette, on voyait dans le bas de la robe un mouvement rythmé. Charmée par la musique, la Mort tapait du pied.

Les musiciens jouèrent tant et plus et s’arrêtèrent enfin, laissant les danseurs rouges et soufflants.

La Mort reprit alors sa marche.

Mais le musicien bondit encore et cria :

« Gentils seigneurs et belles dames, montrez toute votre vaillance et toute votre vigueur car nous allons danser en l’honneur de  la plus équitable Dame de ce monde, qui ne fait de différence ni entre le riche ou le pauvre, le noble ou le manant, le jeune ou le vieux. Nous allons danser en l’honneur de la Belle Dame Sans Merci.  Allons sonneur, sonnez comme jamais ! Dansez, dansez ! »

Et la musique reprit, plus rapide encore, les musiciens lui imprimaient un rythme terrible qui entrainait les danseurs dans un tourbillon envoutant. Un mascaret infernal. La musique sonnait dans l’air, la terre tremblait sous les pieds des danseurs. Et le tourbillon chamarré se déployait, tournait à donner le vertige.

Et la Mort, la Belle Dame Sans Merci fut charmée par la danse, flattée par ces titres qui la reconnaissaient pour ce qu’elle était, elle dont chacun se détournait et qui semait la terreur dans tous les cœurs. La Mort cruelle et sans pitié était séduite. Elle entra dans la danse et étendit les bras. Ses doigts décharnés pointaient vers un couple de danseurs, comme s’ils lui étaient attachés par des fils invisibles. Et la Mort se mit à tourner, à tourner au centre de la salle. La Mort dansait. Les robes de suaires déchirés, grises de la poussière des cimetières,  se déployèrent et ondoyèrent autour d’elle. Sa démarche saccadée accompagnait le rythme puissant et inexorable de la musique. Et les couple dansaient, les yeux vitreux, le visage gris. Ils dansaient avec la Mort.

Et la musique fut toujours plus rapide, et la danse toujours plus furieuse. Mais on ne danse pas avec la Mort sans conséquence. Les couples perdaient leur souffle, perdaient leurs force, perdaient le rythme. Les musiciens eux même commencèrent à perdre la mélodie, les doigts gourds, le souffle court.

Et un couple s’abattit soudain. Et un musicien tomba de sa chaise. Mais le jeune galant exhortait encore et encore à poursuivre la danse et la Mort continuait de tourbillonner. Un autre couple, un autre musicien, un à un tous s’effondrent, le visage gris, la respiration sifflante.

Mais le jeune homme continuet à jouer, furieusement, de plus en plus rapidement, et la Mort de tourbillonner toujours plus vite !

Et finalement le jeune homme perdit sa force à son tour et s’écroula, incapable d’une note de plus, cherchant son air avec peine.

Alors la Mort s’arrêta. Ses robes retombèrent lentement. Elle contempla les corps jonchant le sol, évanouis ou râlant d’épuisement.

Et elle reprit sa marche, un moment seulement suspendue.

Mais quand la Mort posa le pied sur la première marche de l’escalier, un coq se mit à chanter.

Un rayon de soleil pointa par la fenêtre, faisant passer un doigt d’or roux sur la salle dévastée.

La Mort avait raté son rendez vous.

Elle contempla longuement le musicien affalé sur le sol.

Et puis, il y eut sous le lourd capuchon de ténèbres un mouvement imperceptible. La Mort avait hoché la tête.

Et elle disparut dans les airs.

On entendit un cri à l’étage, on entendit des pleurs. C’était la servante de la jeune fille qui faisait tout ce bruit. La jeune fille s’était réveillée. Et pour la première fois depuis bien longtemps, elle avait demandé à manger, car elle avait grand faim.

La jeune fille épousa-t-elle son gentil musicien ? Je vous le laisse deviner et rêver à leur amour qui avait triomphé de la Dame Sans Merci elle-même. Croyez vous qu’un père jaloux ait pu lui faire obstacle ?

Ainsi la Mort fut apprivoisée le temps d’une danse. Sur un air que vous entendrez peut être, car il est resté l’un des plus populaires des morceaux d’autrefois, jouée par les musiciens aimant les vieux airs sur de vieux instruments dont la magie jamais ne s’est effacé.

C’est l’air de la Marazzula.

Si vous entendez un musicien la jouer… Dansez !

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Di webmaster (del 22/02/2008 @ 23:46:22, in ITALIANO, linkato 1194 volte)

Balugini
Struggente e ottomana
Nella laguna sognante
Di un ricordo d’Arlecchino
Di campielli velati
Di lascive trine consunte
Dell’ombra di un gabbiano
Di un palazzo silente
Assopite in una gondola
Fantasie palpitanti
Di seducente
Intramontabile
Aristocratica
Bellezza,
Venezia.

Lisetta Frison

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