Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di webmaster (del 18/01/2008 @ 19:54:08, in ITALIANO, linkato 1103 volte)

Dedicato a Camilla, una ragazza di Padova uccisa senza alcun motivo dal padre a 22 anni. Da Michele Barnaba ed Almanueva Group

IMMAGINA
Testo e musica MICHELE BARNABA
 
Immagina, di fermarti a pensare e non saper dove andare
Immagina, di cercare un aiuto e trovarti da solo, e nell’anima
Le domande di sempre riaffiorano intense ma pesano,
come vecchie promesse scadute che non manterrai.
Immagina, che il tuo viaggio cominci la dove finisce
Immagina, che il coraggio di sempre diventi pazzia, in cui credere
per poter finalmente spiegare le ali e comprendere
Il segreto nascosto nel mare dei mille perché
Il dolore che porti ogni giorno, lì dentro di te
 
Rit.: Lentamente, dolcemente fino a Te verrò
      Sconvolgente, ma paziente è l’amore Tuo
      è l’amore Tuo
 
 

Immagina, di socchiudere gli occhi e baciare il tramonto
Immagina, di tuffarti in un cielo che spinga il tuo volo al limite
Fino a farti ascoltare nel vento un’antica presenza che
dal respiro del tempo per sempre ti libererà
e in un manto di stelle il tuo nome poi riscriverà

Rit.: Lentamente, dolcemente fino a Te verrò
      Sconvolgente, ma paziente è l’amore Tuo
      Nella luce altre mani che mi sfiorano
      E son parte di un’immensa moltitudine, 
      moltitudine, moltitudine, moltitudine
 
 
 
 
 
Se vivere questa vita senza uno scopo non è follia, allora ditemi perché l’idea della morte ci spaventa così tanto, perché gli imprevisti ci terrorizzano, perché quando la vita ce lo ordina abbiamo così paura di amare il nostro prossimo.
 
Come diceva Carol Woityla:”La vita è una sfida continua, Dio stesso forse ci sfida, affinché noi stessi con l’Amore sfidiamo il destino.

 
Di webmaster (del 22/02/2008 @ 23:31:46, in ITALIANO, linkato 1425 volte)

RESTA IN ATTESA.
Mi vuoi parlare d' essenze ed odori
lasciando in disparte i tuoi veri valori,
come sopportare i miei bassi umori ?
Afferra la vita coi suo caldi e salati
colori e sapori.
Resta in attesa
rimanda la resa.
Resta in attesa
rimanda la resa.
Porta la tua esistenza ad oltranza
annulla la distanza con l'infinito
cancella la lontananza tra l'odierno vissuto
ed il tuo futuro ambito; nulla è proibito.
Credimi nulla è proibito.
Resta in attesa
rimanda la resa.
Resta in attesa
rimanda la resa.
Abbandona giorno per giorno la tua terrena
coscienza.
Aspira ad una nuova ed esaltante esperienza.
Passano gli anni e rimani deluso
dall'ottuso diffuso che regna nel mondo.
Rimani in disparte se ti senti confuso
trattieni il respiro per qualche secondo
e poi urla a DIO la tua volontà ed il tuo nome,
un angelo potrebbe sentire e dirti il perché
ed il
come.
E quindi resta in attesa
rinuncia la resa.
Resta in attesa
rinuncia la resa.
Resta in attesa.


BEI TEMPI.
Eran i tempi dei pirati e dei corsari
che duellavano sopra navi e per i mari.
Eran i tempi dei Barbanera e dei capitano Uncino
e delle loro ciurme vestite a strisce,
mezze accecate e con l'orecchino.
Dei Peter Pan e dell'isola che non c'era e non c'è mai
stata,
delle coste vergini e dei tesori luccicanti,
delle lunghe notti brave e dei cieli color azzurro terso,
delle sette sorelle lune abbaglianti,
dei pensieri subdoli ed intriganti.
Eran i tempi della gloria e degli onori,
conquistate a suon di cappa e spade e cannonate,
delle offese e dei gravi disonori,
lavate poi col sangue o colmate con profondi malumori.
In quei tempi,
nei Caraibi come poi si fece a Santa Fè,
si cercavano i dobloni,
allora come poi ai nostri tempi
gratuite delinquenze, truffatori ed arruffoni,
orrori e frustrazioni, in nome e segno dell'avventura
in memoria dei BEI TEMPI.
Eran i tempi delle giornate
spesso lunghe belle e soleggiate
o delle terribili tempeste,
delle balene e baleniere ornate a festa
dei tabacchi dolci e inebrianti
del rhum consumato a fiumi di ceste,
delle ammucchiate di ubriachi
ammassati in pornografiche gesta.
Eran i tempi degli assalti urlati,
degli affondamenti esagerati,
degli amori complicati da turbati sentimenti
con spietati tradimenti
e del bestiale e brutale sesso
praticato con donne complici dimesse,
dovunque e spesso.
In quei tempi,
nei Caraibi come poi si fece a Santa Fè,
si cercavano i lingotti,
allora come poi ai nostri tempi,
grandi attese di ricchezza
ma poi pochi grammi di brillanti
e un profondo mare di amarezza.

Eravamo Così
In altri tempi eravamo così,
Fiduciosi di cambiare
E di scambiarci energie
E dentro al cuore un intensa voglia di amare.
In altri tempi eravamo così,
Più orgogliosi di noi stessi
Di pensare e di lottare
Aggrappati a certe idee
Per un mondo apolitico e ideale.
Una volta eravamo più poveri ma belli
Senza troppi artifici innaturali.
There was a time when we was in so way, believe me!
In that time we was really in so way.
Once upon a time the wolf but not the dog,
Now there are many of ones
And too of them are the dog-men.
In altri tempi eravamo più giovani ma già precoci adulti
Più fratelli o ribelli, più puliti e signori veri,
in altri tempi eravamo più umili e sinceri.
Eravamo un po’ più attenti agli anziani e ai nostri figli
Alle emozioni degli istanti (carpe diem)
A cogliere gli attimi fuggenti.
In altri tempi eravamo un po’ più avanti
Nella musica e nei racconti
Nel rispetto degli assenti e dei presenti,
nella memoria dei defunti, eravamo più intriganti
più amanti ardenti e passionali.
Ora siamo così esseri banali.
There was a time when we was in so way, believe me!
In that time we was really in so way.
Once upon a time the wolf but not the dog,
Now there are many of ones
And too of them are the dog-men.
Eh si eravamo così,
sicuri di salvare la nostra specie
dal disastro ambientale e nucleare.
E guarda ora cosa siamo,
bande sbandate di modi e mode sgangherate.
Drogati, alienati senza mete e fede
Messa a nudo a ferro e fuoco
Ridotto a fame e sete, la natura del pianeta
Della vita e della quiete.
Eh si eravamo così, eravamo proprio così.

Francesco Nicastro, Magenta (MI)

 
Di webmaster (del 22/02/2008 @ 23:46:22, in ITALIANO, linkato 1374 volte)

Balugini
Struggente e ottomana
Nella laguna sognante
Di un ricordo d’Arlecchino
Di campielli velati
Di lascive trine consunte
Dell’ombra di un gabbiano
Di un palazzo silente
Assopite in una gondola
Fantasie palpitanti
Di seducente
Intramontabile
Aristocratica
Bellezza,
Venezia.

Lisetta Frison

 
Di webmaster (del 09/03/2008 @ 13:57:42, in ITALIANO, linkato 1140 volte)

...Dopo una serie di quasi "furiose" discussioni avute con la mia cara e "crudele" signora della posta elettronica, sono stato costretto a soccombere e ad inviare un testo che secondo Sua Signoria:" [dovrebbe essere] un bel lavoro e [potrebbe essere ]quasi una risposta al testo di Vecchioni  "La donna della sera" mirabilmente interpretata dal maestro"....

Alessandro.


IL MIO BELLISSIMO UOMO

Sento lento tra i denti
il respiro affannato.
Dei sogni agitati viaggiano  invano nelle stanze di anime:
fantasmi e ologrammi,
ghirigori e linee
illuse tra le favole deluse e avvizzite
da inconsulti  spasimi
desueti se non cogli
l’essenziale  giallo dei colori, calore del calmo sole virile
ma di questo maggio
che ha sapore del sale
di luglio e l’odore sudato d’estate assolata…
Steso tra bianche linee
di tela o di lino
il tuo corpo come un ricettacolo di alture e declini…
io non ho mai compreso
il senso del tuo allungarti
tra i cuscini fai posto al tuo destino?
Se mi sveglio e
ti guardo
noto la mia compiacenza di averti vicino:
un rifugio sicuro
se dormi e non parli,
un punto fermo nel mio cammino.
Si è troppo grandi
per vivere l’adolescenza
di un amore impudico e nutrirsi di alibi
per non soccombere
al logorio inevitabile delle passioni…
Il mio bellissimo uomo,
ho capito che amare è un invito
ad un lungo banchetto dove mangi la manna
di una compagnia certa e affabile
di silenzi e brontolii,
di calore asciutto che mi scalda l’anima
E ad ogni risveglio,
ti amo di più,
non tremo e se mi avvicino…
Riempio soltanto un vuoto che trascino da bambina.


A. SIMONETTI

 
Di webmaster (del 10/03/2008 @ 20:05:55, in ITALIANO, linkato 1005 volte)
Caro Angelo,
siamo dei bambini delle  classi 5A e 5B della scuola primaria “Mario Chiereghin” di Chioggia (VE) chiamata “la piccola Venezia”.
Grazie alle nostre brave insegnanti abbiamo potuto conoscere ed apprezzare la tua musica diversa da quella a cui siamo abituati; i tuoi testi sono come delle poesie che ci hanno fatto riflettere sulle tematiche della vita.
Dovendo partecipare ad un concorso grafico-pittorico ci siamo ispirati alla tua canzone
“La Luna” da cui abbiamo ricavato due testi che poi abbiamo illustrato e realizzato un libro.
Volevamo metterti a conoscenza di questa nostra attività che ci è molto piaciuta e ci ha entusiasmati.
Speriamo che ti faccia piacere ricevere in allegato i nostri testi affinchè tu li possa leggere ed esprimere il tuo parere.
Ciao dai tuoi piccoli FANS

 

LA LUNA ”  

Nello spazio viveva la signora Luna. Aveva un volto enorme, rotondo, dal colore rosso come il fuoco. I suoi occhi erano grandi, tondi, con le pupille azzurre; un piccolo nasino all’insù addolciva il suo faccione. Un leggero fascio di luce coronava il suo volto.   

 

In una notte stellata di Primavera, calma e fredda, la signora Luna si stancò di guardare il mondo da lassù e di chiacchierare con i suoi compagni pianeti, decise allora di andarsene. Pensò di esplorare  un pianeta che dall’alto sembrava meraviglioso: era la Terra. In particolar modo voleva scoprire cosa fosse quell’immensa distesa blu, che appariva come un cielo sottostante mosso da chissà che cosa. Chiese allora ad una stella cometa di accompagnarla nel suo lungo viaggio esplorativo, perché è risaputo che questo genere di stelle hanno molta esperienza in questo campo!

La stella cometa era brillante, dorata e la sua lunga coda, quando correva nello spazio, emanava una luce accecante.

Prima di partire la Luna velò il suo volto con una nuvola e fino in fondo al cielo camminò. La Luna e la cometa attraversarono pianeti variopinti, candide e soffici nuvole, finchè atterrarono sopra una grande distesa blu.

La Luna si stupì, perché appena la toccò si sentì sprofondare. Non credeva ai suoi occhi, si aprì davanti a lei un mondo fantastico, molto colorato, ovattato. Lei si sentì completamente bagnata e avvertì una sensazione di freddo. Non si perse d’animo ed iniziò a camminare sul fondale…Ed ecco i suoi occhi avvistarono qualcosa di molto familiare, qualcosa che assomigliava ad una stella. La Luna la osservò bene e si accorse che non splendeva come le sue amiche, aveva un colore strano e si muoveva in modo sinuoso. Nel frattempo un granchietto curioso pizzicò la Luna che, impaurita e dolorante, indietreggiò velocemente. Proprio in quell’istante passava da quelle parti uno squalo enorme, grigio con delle striature nere, la Luna lo urtò e il pesce, indispettito aprì la sua bocca enorme mostrando i denti aguzzi. Spaventatissima, la bella signora salì velocemente in superficie e urtò contro lo scafo di una barca. Una volta emersa dalle acque, la Luna ritornò ad illuminare la Terra sorprendendo l’equipaggio.

Infreddolita e piangente, la bella signora ritornò nel suo mondo e capì che “affrontare il mondo a piedi nudi non si può e dall’alto a spiare lei restò”.  

 

 

  La Luna ” 

Testo realizzato dagli alunni della classe VA

 


 

LA LUNA

La Luna era una bellissima signora senza età, due enormi occhi argentati brillavano curiosi sul pallido volto; una splendente e folta chioma incorniciava il suo bel viso.  

In una limpida notte d’estate, stanca di stare lassù, decise di scendere sulla Terra, attirata da una enorme distesa bianca e trasparente. 

 

Decisa a conoscere la Terra da vicino, chiese aiuto alla Stella Cometa, “l’esperta viaggiatrice” che in passato aveva indicato la via per il luogo dove era nato un bambino speciale. Prima di intraprendere il viaggio si coprì il volto con una nuvola, per non farsi riconoscere. Se ne andò a spasso per la Via Lattea, osservò da vicino numerose costellazioni, salutò la Stella Polare e poi, avvicinandosi alla Terra, crebbe in lei l’emozione. Proseguì il suo cammino fino a raggiungere l’enorme distesa ghiacciata. Vi si specchiò, e fu sorpresa nell’intravedere l’immagine di una bella signora. Si avvicinò con l’intenzione di stringere amicizia, ma ahimè, appena toccò il ghiaccio, la lastra iniziò a sciogliersi e l’immagine scomparve. Si avvertì un forte boato ..., tutto intorno iniziò a crollare: le montagne di cristallo si sgretolarono, i ghiacciai perenni si sciolsero e lei, spaventata, si ritrovò sommersa nell’acqua gelida. Con tutte le sue forze cercò invano di risalire e mentre scivolava negli abissi, chiuse gli occhi rassegnata. 

 

Alcuni pinguini in fuga dalla catastrofe videro l’intera scena e, insieme, riuscirono ad afferrarla, riportandola in superficie.

Ad attenderla c’era la sua amica Cometa, che vedendola esanime, provò a riscaldarla con il suo corpo. Lentamente la Luna riprese conoscenza, e ringraziando quegli strani esseri dal becco adunco che l’avevano strappata da morte certa, partì.

Guidata dalla Stella Cometa, la Luna intraprese il viaggio di ritorno che la condusse al suo posto nell’Universo.

Dall’alto dei cieli lei continua ad osservare la Terra e ogni tanto un velo di nostalgia copre il suo volto.

 La Luna

Testo realizzato dagli alunni della classe VB.

 

 

Si ringrazia il cantautore Angelo Branduardi, che con la sua canzone La Luna ci ha “illuminati”, rendendo possibile la stesura di questo racconto.

 

  

 
 
Di webmaster (del 07/05/2008 @ 17:16:23, in ITALIANO, linkato 1287 volte)

Mi chiamo Vincenzo e abito a Rieti.
La mia grande passione musicale si chiama ANGELO BRANDUARDI, le sue canzoni mi hanno ispirato questo racconto.
Sono anche il fondatore di un fans club a lui dedicato:
www.locandadelmalandrino.it e della relativa mailinglist: http://it.groups.yahoo.com/group/Locanda_del_Malandrino/
Sarebbe per me un grande onore veder pubblicato il racconto, e questa presentazione, nello spazio ospiti del sito ufficiale.
Grazie!
Vincenzo Scossa

IL VIANDANTE

“…TANTI ANNI FA  incontrai un viandante, veniva da molto
lontano, probabilmente dALLA FIERA DELL’EST, era vecchio e
camminava molto LENTAMENTE. Mi raccontò che durante quel
lungo viaggio aveva assistito ad eventi incredibili,
come  la NASCITA DI UN LAGO, era molto stanco e allora
ci sedemmo a riposare SOTTO IL TIGLIO. In gioventù era stato
IL POETA DI CORTE di un valoroso nobile, IL SIGNORE DI
BAUX. Al castello era stimato e benvoluto da tutti, ma
un giorno  fu accusato, ingiustamente, di essere lui IL
LADRO, che aveva rubato IL LIBRO segreto.Giurò  la sua
innocenza ma non venne creduto e fu cacciato. Si
mise allora a girovagare  CERCANDO L’ORO, arrivò quasi AI
CONFINI DELL’ASIA. Visitò luoghi meravigliosi ma
anche molto strani, per esempio navigò un fiume su BARCHE
DI CARTA, un’altra volta fu colpito da un sonno
profondo, scoprì solo in seguito di esser giunto sulLA
COLLINA DEL SONNO. Il tempo passava, ma io ero come
ipnotizzato dai suoi racconti, non avevo nessuna
intenzione di lasciarlo andare, LA LUNA intanto aveva fatto
capolino in UN ANGOLO DI CIELO. Udimmo  in lontananza
il canto sinistro di un uccello NOTTURNO, si trattava de IL
GUFO E IL PAVONE. Aveva  appena ripreso il suo
straordinario racconto, quando da una radura arrivò
una MUSICA meravigliosa, ci precipitammo a vedere chi
ne fosse l’artefice, il mio misterioso compagno
lo riconobbe subito.... è  IL VIOLINISTA DI DOONEY!!!!
esclamò, lui gira per paesi e città, portando gioia e
allegria.

Purtroppo quella musica non richiamò
soltanto la nostra attenzione, ma anche quella delLA
STREGA…bbbrrr che paura, aveva un aspetto tetro
sembrava quasi LA BELLA DAMA SENZA PIETA , si tolse le
sue scarpe appuntite ed iniziò un travolgente BALLO IN FA DIESIS
MINORE,  in quella occasione il suo cavaliere era
L’APPRENDISTA STREGONE...
L’AMICO della strega aveva in testa IL CAPPELLO A SONAGLI.
PIANO PIANO,impauriti, indietreggiammo facendo ritorno
alla radura. Il mio amico raccontò ancora di
quella volta che giunse a INNISFREE, L’ISOLA SUL LAGO,
quel posto era abitato da uomini molto piccoli di statura, e così lui
fu scambiato per il gigante GULLIVER, lo fecero
prigioniero legandolo alle mani e ai piedi.
Fu liberato dopo qualche giorno da alcuni UOMINI DI PASSAGGIO.
Era quasi l’alba, faceva molto freddo nel bosco, io cominciavo
ad avere una certa FAME DI SOLE, inoltre il sonno si
stava impossessando dei miei occhi, il mio amico capì
che era giunto il momento di andare, ma PRIMA DI
RIPARTIRE mi sussurrò all’orecchio una dolce NINNA
NANNA…”

 
Di webmaster (del 07/05/2008 @ 22:55:07, in ITALIANO, linkato 1229 volte)
Il mio nome è Cosmina Lefanto, fotografa per passione e non solo, La voglio ringraziare per la bellissima serata che ci ha regalato Lei e i Suoi collaboratori.
Grazie!
 
Le invio gli scatti fatti, e grazie per il ritratto che mi ha regalato : - )
 
da cuore a cuore,
Cosmina Lefanto
 
(Prima Parte)

Foto di Cosmina Lefanto

Foto di Cosmina Lefanto


 


 

 
Di webmaster (del 11/05/2008 @ 12:18:58, in ITALIANO, linkato 1138 volte)
Mi chiamo Olivia Latina e sono una musicista, per l’esattezza una cantante lirica.
Le invio delle liriche improvvisate da me qualche anno fa ( inserite all’interno di un progetto musicale intitolato Promenade) nate ascoltando la sua musica.
Distinti saluti !
Olivia Latina


DA PROMENADE

“La voce dell’amor”
Or qui m’appar in un bel sogno
che spiegare vorrà
i misteri del cuore.
Tra sogno e realtà.
GiEsemplar nobilissimo
che saprà cancellare
le colpe
Nobil cantor di perdono:
La voce dell’amor!

“L’angelo fedele”
Se un angiol del ciel
mi fosse un di fedel
la mia spada via darei
e su nel cielo volerei.
Non v’è lotta ne guerrier
i calzari non ho più.
Se un angiol si librerà per me
il delirio svanirà
Per un angiol non v’è più
ne lotta ne guerrier.
Per un angiol triste storia d’un guerrier

“Il mistero del cavalier”
Cavalier che errando vai
Vieni verso me.
E quel mister che ti porterà a me
ci regalerà frutto da passion
Ti darà la vittoria in cor.
Odi il canto sacro vanto
pel cavalier che viene a me
Giunto è il di' che risuonò
pel tuo ritorno ognor!

 
Di webmaster (del 14/05/2008 @ 09:46:11, in ITALIANO, linkato 1209 volte)

Gentile Angelo, volevo condividere con lei la gioia di aver fatto 10 km a piedi tra le risaie per poter raggiungere l'Abbazia di Lucedio (ecco come appariva alla nostra partenza, e menomale che le "pulci d'acqua" sono state buone!!!!) e ringraziarla per la bellissima energia che ha saputo come sempre regalarci. Il tutto , condividerà con me, in una cornice davvero bella e ricca di emozioni antiche.
Maria Elena


 
Di webmaster (del 31/05/2008 @ 22:51:13, in ITALIANO, linkato 1143 volte)

Gentile Sig. Branduardi, ho scritto alcune filastrocche ispirate alle "Metamorfosi" di Ovidio. Essendo una biologa ho scelto i miti in cui si narra la trasformazione di personaggi mitologici in animali e piante i cui nomi scientifici conservano i nomi originari dei protagonisti (es. Dafne, ninfa trasformata in alloro il cui nome scientifico è proprio Dafne). Ne ho scritte undici (Aracne, Flora, Narciso, Adone, Cigno, Ciparisso, Pico, Eco, Dafne, Giacinto, Smilace e Croco).
Non le ho ancora pubblicate, ma sarebbe per me un privilegio se lei fosse interessato a leggerne qualcuna.
Invio "Aracne", la più lunga!
Nell'esprimerle la mia ammirazione per le ricerche originali e emozionanti dei suoi testi, la ringrazio per l'attenzione e la saluto cordialmente.
 
Annabella Pace
L'Aquila

Aracne

Aracne, in principio fanciulla modesta, 
in seguito s’era montata la testa.  
Era una bella e operosa creatura  
maestra nell’arte della tessitura.  
Sottili e mirabili tele creava,  
l’ordito e la trama più bella intrecciava.  
 
Da tutti ammirata, superba e orgogliosa: 
“Le tele di lana son degne di sposa,  
con l’oro intessute, di mille colori,  
nessuno mi supera in questi decori!”
 
Pallade Atena, la dea, l’aiutava,  
ma Aracne amicizia più non le serbava  
e per questo la sfida:”Facciamo una gara,  
così scopriremo chi è la più brava!”  
La dea si trasforma, diventa una vecchia  
e, nascondendo l’usata conocchia,  
le appare dicendo:”Sei brava, fanciulla,  
e le altre donne non valgono nulla  
di fronte a te, nell’usar l’arcolaio,  
ma tu sei superba e questo è un bel guaio. 
La dea va onorata, tu sei presuntuosa!  
Devi capir questa semplice cosa:  
se la migliore tu sei sulla terra,  
non puoi ingaggiar con gli dèi una guerra.”  
 
“Brutta vecchiaccia, tu sei rimbambita!  
Sappi che non sono affatto pentita.  
Che abbia coraggio e non faccia il coniglio: 
l’aspetto sotto la chioma del tiglio!”  
 
Allor si svelò la dea all’improvviso  
e lo stupor si dipinse sul viso  
della fanciulla: un fugace rossore  
che dimostrava un umano timore.  
Ma fu per poco. La gara s’inizia  
e tutt’e due, con grande perizia  
tessono tele di grande splendore  
rubando ad Iride ogni colore.
 
Così, sulla tela Atena racconta  
che molti uomini subirono l’onta  
d’esser puniti perché arroganti  
verso gli dèi: che irriverenti!
 
Aracne tesse le storie di Giove  
che in gocce d’oro su Danae piove  
e ogni altro inganno che tutto l’Olimpo  
impose agli uomini in ogni tempo.  
 
Non sopportando l’affronto subìto  
Atena abbandona la trama e l’ordito.  
La tela d’Aracne era bella, si sa,  
ma l’arroganza non vuole pietà.  
La dea la colpì sulla fronte e così  
Aracne, umiliata, si appese e finì  
con il laccio al collo, volendo morire  
piuttosto che quella vergogna patire.  
 
Appena la vide ne ebbe gran pena  
la figlia di Giove, Pallade Atena,  
che la sorresse e le disse: ”Vivrai,  
ma sempre appesa, così tesserai  
la tela ogni giorno, tu e i tuoi figli,  
sospesi ai rami e a tutti gli appigli.”  
Perciò fu così che ad Aracne, ribelle,  
la dea trasformò la candida pelle,  
allungò in modo mostruoso otto dita  
ed ingrossò la sua esile vita.  
 
Adesso è un ragno e per questo ti dico  
che devi sempre trattarlo da amico.  
Non lo schiacciare: la sua è una storia  
che tu dovresti imparare a memoria.

 
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