Sera
calda quella del 20 giugno. Per portarci dietro l’attrezzatura fotografica
decidiamo scioccamente di venire in macchina, così arriviamo al Santo
(Antonio, ma a Padova omettiamo il nome, è il Santo per antonomasia) solo un
quarto d’ora prima dell’inizio del concerto. Folla ovunque. Tutti i posti a
sedere occupati, ci accoccoliamo lungo le transenne che riparano il mago
delle luci che dopo poco ci avrebbe incantati con arcobaleni musicali
meravigliosi.
L’afa e il caldo però quasi non si sentono, per la grande emozione di essere
per la prima volta a un concerto di Angelo. La folla aumenta, tutto il
piazzale è pieno e anche via San Francesco (ovviamente!) accoglie i
ritardatari.
Poi arriva Angelo, nel buio e nel silenzio. E inizia. Inizia il Cantico.
Brividi. E poi Angelo che ci racconta di Francesco. E continua in un
alternarsi di musica e canto coloratissimi e parole. Vederlo cantare è
spettacolare (scusate, lo so che voi lo sapete): canta con tutto se stesso,
con il corpo,con il violino (che è una parte del suo corpo), con gli occhi,
con i capelli… Con le mani! Nella predica agli uccelli non fa che muovere le
mani come frulli d’ali, mentre il batterista agita uno strumento
cinguettante.
La sinergia con i tre musicisti (percussioni, tastiera-fisarmonica, basso e
ossuto moderno contrabbasso) è perfetta e le luci e gli effetti aggiuntivi
sono in completa armonia...
E poi Angelo che si
avvicina al bordo del palco e afferra i piatti e ci gioca con maestria e
danza con loro leggero come l’elfo che è.
Il caldo continua, ma non si sente, sembra che nemmeno lui lo senta,
nonostante i riflettori in più e lo sforzo della performance che non
traspare in nulla.
Poi scivola di nuovo su di noi la musica di introduzione del Cantico… di
nuovo? Finito tutto? No, non può essere già finito… scoramento totale… Ma
no, non è finito tutto, anzi, sta solo per cominciare la parte migliore.
Dopo la magia ultraterrena di Francesco, Angelo ci concede la magia ancora
più grande di divertirsi con noi, realizzando unioni fra una canzone e
l’altra, dalla Pulce al Ballo, alla Prima Mela, dove nessuno riesce a stare
fermo e zitto e tutta la piazza si unisce nel canto e nella gioia. La
stanchezza lo prende per un attimo: minaccia di torturarci con Alla fiera
dell’Est, ma a metà è lui a chiederne una chiusura anticipata. Anche gli
altri musicisti sul palco ci incitano a tenere il ritmo, a far parte del
concerto con loro.
E poi il violino prende il sopravvento e Angelo lo suona con una forza, una
dolcezza, un amore infinito… e ancora sembra finire… manca l’ossigeno, non
per il caldo, no, ma perché stavolta davvero sta per finire…
Ma ecco che prima che mani e voci si consumino, ci risponde tornando armato
di chitarra. E ci suona una musica dolcissima, la musica dei pellegrini di
Compostela, che ci culla, ci acquieta e ci lascia con dolcezza, anche se per
noi il concerto poteva durare fino all’alba.
A casa non si può dormire, la forza e la bellezza della serata non
conciliano il sonno. Scarichiamo circa 300 foto e rivediamo tutto il
concerto con in sottofondo di nuovo Francesco bastonato dai Saracini e la
Pulce e il topolino, il gatto, il cane, il bastone….. e rivediamo le
espressioni forti, dolci, ironiche e ispirate di Angelo e dei suoi
musicisti.
Grazie, Angelo!