L’infinitamente….piccolo?
Padova, 20 giugno 2008

 foto e testi di “jblarts

 

Sera calda quella del 20 giugno. Per portarci dietro l’attrezzatura fotografica decidiamo scioccamente di venire in macchina, così arriviamo al Santo (Antonio, ma a Padova omettiamo il nome, è il Santo per antonomasia) solo un quarto d’ora prima dell’inizio del concerto. Folla ovunque. Tutti i posti a sedere occupati, ci accoccoliamo lungo le transenne che riparano il mago delle luci che dopo poco ci avrebbe incantati con arcobaleni musicali meravigliosi.
L’afa e il caldo però quasi non si sentono, per la grande emozione di essere per la prima volta a un concerto di Angelo. La folla aumenta, tutto il piazzale è pieno e anche via San Francesco (ovviamente!) accoglie i ritardatari.
Poi arriva Angelo, nel buio e nel silenzio. E inizia. Inizia il Cantico. Brividi. E poi Angelo che ci racconta di Francesco. E continua in un alternarsi di musica e canto coloratissimi e parole. Vederlo cantare è spettacolare (scusate, lo so che voi lo sapete): canta con tutto se stesso, con il corpo,con il violino (che è una parte del suo corpo), con gli occhi, con i capelli… Con le mani! Nella predica agli uccelli non fa che muovere le mani come frulli d’ali, mentre il batterista agita uno strumento cinguettante.
La sinergia con i tre musicisti (percussioni, tastiera-fisarmonica, basso e ossuto moderno contrabbasso) è perfetta e le luci e gli effetti aggiuntivi sono in completa armonia...

E poi Angelo che si avvicina al bordo del palco e afferra i piatti e ci gioca con maestria e danza con loro leggero come l’elfo che è.
Il caldo continua, ma non si sente, sembra che nemmeno lui lo senta, nonostante i riflettori in più e lo sforzo della performance che non traspare in nulla.
Poi scivola di nuovo su di noi la musica di introduzione del Cantico… di nuovo? Finito tutto? No, non può essere già finito… scoramento totale… Ma no, non è finito tutto, anzi, sta solo per cominciare la parte migliore.
Dopo la magia ultraterrena di Francesco, Angelo ci concede la magia ancora più grande di divertirsi con noi, realizzando unioni fra una canzone e l’altra, dalla Pulce al Ballo, alla Prima Mela, dove nessuno riesce a stare fermo e zitto e tutta la piazza si unisce nel canto e nella gioia. La stanchezza lo prende per un attimo: minaccia di torturarci con Alla fiera dell’Est, ma a metà è lui a chiederne una chiusura anticipata. Anche gli altri musicisti sul palco ci incitano a tenere il ritmo, a far parte del concerto con loro.
E poi il violino prende il sopravvento e Angelo lo suona con una forza, una dolcezza, un amore infinito… e ancora sembra finire… manca l’ossigeno, non per il caldo, no, ma perché stavolta davvero sta per finire…
Ma ecco che prima che mani e voci si consumino, ci risponde tornando armato di chitarra. E ci suona una musica dolcissima, la musica dei pellegrini di Compostela, che ci culla, ci acquieta e ci lascia con dolcezza, anche se per noi il concerto poteva durare fino all’alba.
A casa non si può dormire, la forza e la bellezza della serata non conciliano il sonno. Scarichiamo circa 300 foto e rivediamo tutto il concerto con in sottofondo di nuovo Francesco bastonato dai Saracini e la Pulce e il topolino, il gatto, il cane, il bastone….. e rivediamo le espressioni forti, dolci, ironiche e ispirate di Angelo e dei suoi musicisti.
Grazie, Angelo!

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