Il dito e la Luna -1998

ENGL

di Michelangelo Gargiulo

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"...Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”. Questa frase che appare sulla copertina de “Il dito e la luna”, che riprende un antico proverbio cinese, suona quasi come premonitrice per alcune felici intuizioni di Branduardi: per prima l’avere affidato i testi a un comico, un commediante, un cabarettista che apparentemente non ha niente a che vedere con la raffinatezza e la, oserei dire, compostezza della musica di Branduardi. E’ stata una felice intuizione perché Giorgio Faletti, il commediante, è la vera rivelazione del disco, testi sobri e soprattutto giocati sul gioco dei contrasti iniziata con la sua precedente “Piccola canzone dei contrari”, ma parleremo più avanti dei testi, voglio solo aggiungere che il tempo ha dato ragione a Branduardi poiché attualmente Giorgio Faletti è ritenuto uno degli scrittori più interessanti in Italia. L’altra felice intuizione è la scelta della band, con ospiti di prestigio come Richard Galliano e lo stesso Brendan Wade alle Villean Pipes, e infatti la  tournee sarà tra le più felici di tutta la carriera branduardiana: non i concerti troppo fastosi e faraonici degli anni ‘70, non quelli minimalisti degli anni 80 e nemmeno quelli tecnologici affidati ai microchips che caratterizzeranno le ultime sue esibizioni. Insomma una felice combinazione di acustica ed elettronica.
C’è forse troppo Irlanda in questo disco, ma la musica e testi così particolari ben si amalgamano tra di loro, la varietà degli strumenti danno ampio respiro alle liriche restituendoci canzoni fresche e moderne. Il tempo darà ragione anche a questo lavoro, relativamente passato inosservato, forse perché dissonante dal contesto musicale del momento, ma Angelo Branduardi ci ha abituati a tutto questo, la sua originalità spesso anticipa i tempi generando inevitabilmente delle incomprensioni con l’ascoltatore distratto o assuefatto da arrangiamenti omologati.
L’originalità dei testi, come dicevo sopra, è caratterizzata dal gioco dei contrasti, idealmente aggiungerei a questo album anche “Piccola canzone dei contrari” e “L’apprendista stregone” apparsi come inediti nel precedente album live “ Camminando camminando”, quindi: bianco-nero, guerra-pace, vero-falso, grasso-magro, pianto-risata , parola-silenzio e così via. Come una fotografia in bianco e nero, le immagini raccontano al di là della loro apparenza, lasciando alla nostra percezione tutti i colori da associare, semmai ci sono. E’ la luna che il dito indica. Immagini emozionali, sospese tra reale e irreale: come in una commedia dove il sipario si apre ed è il Pathos che va di scena: se hai cuore per sentire, senti, se hai occhi per vedere, vedi, e allora succede che il tempo si dilata, certi ricordi diventano cicatrici, sempre lì a mostrarci che c’era una ferita che spesso torna a far male. E’ come il silenzio che a volte dice molto di più delle parole come per il mimo, e ancora: il pupazzo di neve che, nella morte, trova la vita. Ecco ancora i gioco dei contrasti, un pupazzo freddo di neve ma caldo di amore, ed il lamento di un uomo di neve, non vitale come il ghiaccio si trasforma in acqua, simbolo di vita. La presenza/assenza della vita quotidiana di un spettro in un paradossale gioco di specchi e di riflessi, di essere e non essere, o non esistere per capire l’esistenza. Oppure vivere per capire di avere vissuto, ci si rende conto solo quando si deve cucire lo strappo di un addio. Ecco, nell’ultima canzone spariscono i contrasti, qui la musica di Branduardi sublima in toni nostalgici dando vigore alle liriche, non una foto in bianco e nero ma un progetto, un disegno dalle tinte vivide, come un disegno dei bambini, ma tinte molto delicate che vanno via … e come un sogno che svanisce e allora ci si accorge di non essere più bambino, ci si accorge di essere cresciuti, ti volti indietro, forse per la prima volta, e ti trovi a dire con te stesso: “...Però, confesso che ho vissuto.”

 

I Brani:

1. Il Giocatore Di Biliardo
2. La Comica Finale
3. Il Dito E La Luna
4. L´Ultimo Giorno Del Circo
5. Per Ogni Matematico                                   
6. La Parola Ai Mimi
7. L´Uso Dell´Amore
8. Lamento Di Un Uomo Di Neve
9. La Regola Del Filo A Piombo
10. Vita Quotidiana Di Un Spettro
11. La Leggenda Del Collezionista
12. Confesso Che Ho Vissuto


Testi: Giorgio Faletti

Musiche: Angelo Branduardi

 

 

Il dito e la Luna (The finger and the moon)

by Michelangelo Gargiulo

"When the finger points out the moon, the fool look at the finger". This sentence that appears on the cover of "Il dito e la luna", that takes back an ancient Chinese proverb, sounds almost as premonitory for some happy intuitions of Branduardi: first for having submitted the lyrics to a comedian, an actor, who apparently have nothing to do with the refinement and , I would dare to say, composure of the music of Branduardi. And it is an happy intuition because George Faletti, the actor, is the true revelation of the album, sober texts and, above all, played on the game of the contrasts initiated with his preceding "Piccola canzone dei contrari", but we will speak more ahead about the texts, I just want to add that the time has agreed with Branduardi since currently Giorgio Faletti is held as one of the most interesting writers in Italy. The other happy intuition is the choice of the band, with guests of prestige as Richard Galliano and the same Brendan Wade to the Villeans Pipes, and in fact the respective tour will be among the happy to the whole branduardian career, not the pompous concerts of the seventies, not those minimalists of the years later and even those technological submitted to the microchipses that will characterize the last exhibitions of him. In short an happy combination of acoustics and electronics.
Perhaps there is too much Ireland in this work but the music and the so particular texts well amalgamate each other, the variety of the instruments gives ample breath to the lyrics giving back fresh and modern songs. The time will also agree with this work, relatively passed unnoticed, perhaps dissonant from the musical context of the moment but we are used of Angelo Branduardi 's originality that often anticipates the times, producing inevitably some incomprehensions with distracted listener, or they are accustomed by confirmed arrangements.
The originality of the texts, as I said above, is characterized by the game of the contrasts, ideally I would also add to this album "Piccola canzone dei contrari" and "L'apprendista stregone" appeared as inedit works in the precedent live album " Camminando camminando", therefore: white-black, war-peace, true-false, fat-thin, weeping-laughter, word-silence and so on. Like a black and white photo, the images tells beyond their appearance, leaving all the colors to associate to our perception , if there are. It is the moon that the finger points out. Emotional images, suspended among real and unreal: as in a comedy where the curtain opens and is the Pathos that goes of scene: if you have heart to feel, you feel, if you have eyes to see, you see, and then happens that the time dilates itself, certain memories become scars, always there, to show us that there was a wound that often returns to bleed. It's like the silence that sometimes tells much more than the words as for the mime, and still: the snowman that, in the death, finds the life. Here again the game of contrasts, a cold rag doll of snow but warm of love and the complaint of a man of snow, not vital as the ice, turns himself into water, symbol of life. The presence - absence of the daily life of a ghost in a paradoxical game of mirrors and reflexes, to be and not to be, or not to exist for understanding the existence. Or to live for understanding to have lived, we understand it only when we have to sew the tear of a goodbye. Here, in the last song the contrasts disappear, here the music of Branduardi sublimes in nostalgic tones giving vigor to the lyric, not a black and white photo but a project, a drawing with vivid shades as a drawing for children, but very delicate dyed that go away… and as a dream that fades away and then you realizes to not be child anymore, you realize to be grown, you turn back, perhaps for the first time, to say with yourself: "... Anyway, I confess to have lived."

^UP^

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