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Il cammino verso Santiago
Di webmaster (del 20/06/2007 @ 23:38:02, in ITALIANO, linkato 1118 volte)

 

"Il cammino verso Santiago". Santiago de Compostela ha rappresentato, in un'epoca ormai troppo lontana, uno dei centri più importanti della Cristianità; doveroso per ogni buon cristiano, era l'intraprendere il santo pellegrinaggio che, attraverso vari popoli e terre , giungeva alla città santa dove, si dice, riposino le spoglie di San Giacomo (Sant 'Jago o Sant'Iago in lingua ispanico-portoghese). II viaggio periglioso e lungo, spesso senza mezzi per scelta di penitenza o per necessità, si concludeva alle volte della magnifica cattedrale, dove quel che restava dei pellegrini sconvolti e stravolti da tale impresa, spesso si trovavano a danzare e cantare versi e musiche non completamente sacre. Vicinissima alla Città Santa si trova Finisterre, il mitico luogo dove il mondo finisce...
Sicuramente, per quei tempi, la prospettiva di un tale viaggio era priva di un progetto di ritorno, pertanto i pellegrini vivevano, consapevoli dei rischi che si correvano, l'esperienza di un percorso dove certa era la meta ma insicuro il passaggio e allora nella dimensione di un eterno presente, incominciavano a vivere solo il viaggio, giorno per giorno, passo dopo passo, e una nuova vita, nella quale, spesso, abbandonando i soliti ruoli e le convenzioni urbane, si scoprivano uomini liberi e vivi di una nuova santità.
Ascoltando Calenda Maia in Futuro Antico I, è possibile cogliere le innumerevoli sfumature del clima emotivo, morale e, soprattutto umano, che si realizzava nel pellegrinaggio verso Santiago: insieme ai santi danzavano la càbala, l'alchimia, i guaritori, i mercanti, i ciarlatani, gli spiriti, i demoni, i vecchi e i nuovi dei degli uomini.

 

IL CAMMINO VERSO SANTIAGO

   Se ho ascoltato le lente cantilene di vecchi borghi affumicati d’inverno 
 E ho camminato tutti i sassi malmessi per  strade assolate d’estate, 
Se ho respirato ogni  profumo tiepido di primavera, 
È stato per arrivare in un autunno generoso di colori arrossati 
E per trovare lo scopo di un viaggio pensato e immaginato, 
Nella visione di un miracoloso spettacolo di luci e di fuochi 
Che rendono chiara anche la più scura notte sul sagrato della cattedrale 
In fila i normali e, come animali, quelli che non sanno più andare. 
Il bello del mio viaggio è stato solo viaggiare 
Percorrere le affinità mutevoli dei popoli 
Che come un grande mare si muovono 
Sciogliendosi in molteplici voci e nuovi altari.
Tra tutti quelli che partirono molti si disorientarono
E nella religione persero la ragione e finirono per diventare 
Nuovi diavoli e inseguirono le forme pregevoli
di femmine  e denari, gli stessi demoni da cui fuggirono
li ritrovarono ad aspettare con musici magnifici
con canti strofici e ritmi alternati a ballare
le danze popolari le profezie e i rimedi pagani
per sanare le piaghe, dentro ai sandali, di piedi sanguinanti…
Io mi ricordo le immagini di volti di fanciulle,
che prima erano vergini, sorridermi e uccidermi i sonni disturbati
da incubi frenetici di inferni soliti e di nuovi peccati
appresi ed imparati per queste strane strade
sdrucciolevoli di umori intimi e di misericordie acquistate con monete penitenti
dei potenti che ci affliggono con gli zoccoli del loro pellegrinare inutile
verso il luogo dove si ratifica la vendita della perfezione ultima
che è stata già pagata da mille e mille poveri
collocati, per l’eterno, in un paradiso umile, come un mite inferno,
per fare posto, negli Inferi, agli eretici, ai poetici che gridano rivoluzioni
e fanno male ai popoli, per cui, è utile che cantino, ai redenti reggenti,
inni serafici, destrieri fotonici, che li spingono nell’empireo e tra i cori angelici
a riflettere la luce di quello stesso Dio che invece ha sudato un calvario per raggiungere
un trono altissimo crociato simbolo di gloria per innalzare noi che così umili
chiediamo l’elemosina di vivere ….
Santiago compie il miracolo di scoprirmi piccolo e inutile
nel sapermi vivo e vegeto e  voler incidere nella storia…
Alla fine felice? Inconsapevole a meta raggiunta!
Non conosco quelli dei miracoli, ma ogni tanto gridano
e tutti gli altri credono ai monaci e dopo tutto anch’io
forse solo per l’unguento e il mite companatico insipido
che aggiusta il digiuno nell’anima e nello stomaco rimbombano
gli echi mistici dei cantici e i lamenti tipici degli acciacchi cronici
che soffre chi riprende il solito itinerario per percorrere il ritorno
a quella vita ordinaria da cui siamo fuggiti in cerca del miracolo
per sanare l’anima dall’accidia e dall’invidia per chi afferra
la sorte e non litiga un misero salario e gode delle favole,
camminando tra le nuvole…

A. Simonetti

 

STELLA MATUTINA  -  Musica tratta dal "Libro Vermeil",  eseguita da Angelo Branduardi